giovedì 15 marzo 2012

Estroversi o introversi?

Dopo alcuni giorni dedicati alla stesura di un'altra parte  della tesi di laurea e allo studio dello spagnolo, questa sera mi sono dedicata alla lettura di quotidiani on line, intervallati dalla puntata di Servizio Pubblico, di cui vorrei affrontare gli argomenti odierni più in là, dopo aver raccolto ed esaminato il materiale adatto.
Le notizie che oggi mi hanno colpita e anche divertita, sono, oltre che decisamente più leggere, in un certo senso uguali e speculari: uguali perchè affrontano entrambe un argomento che riguarda gli aspetti comportamentali umani, e speculari perchè in qualche modo si annullano a vicenda. La prima è di oggi, comparsa sul sito di Repubblica col titolo "Il talento degli incompresi": la psicologa  Susan Cain, dopo studi e ricerche ha pubblicato un saggio dal titolo "Tranquilli: il potere degli introversi in un mondo che non riesce a smettere di parlare" dove viene spiegato come le persone introverse siano dotate di grande sensibilità d'animo, maggiore intelligenza  e capacità di analisi, sciorinando a sostegno della tesi, una serie di esempi di personaggi storici che senza sbracciate e sgomitate, ma in maniera tranquilla hanno appunto lasciato un segno nella storia. Fin qui, niente di nuovo all'orizzonte. Non è certo un mistero che questa tipologia di persone, gli introversi, hanno proprio come caratteristica principale quello di nascondere dentro di loro un universo che fanno scoprire a poco a poco,  di solito in maniera artistica, e che sicuramente hanno una mente più razionale.L'altra notizia è invece vecchia di 5 anni, ma con facebook si sa che rispuntano fuori notizie e curiosità anche più vecchie. Due psicologi americani, Howrigan e MacDonald, nel 2008 avevano condotto uno studio  su un campione di 185 studenti verificando l'interazione tra senso dell'humour e intelligenza. Utilizzando anche cinque aspetti del carattere come amicalità, energia, stabilità emotiva ed apertura mentale è emerso che più una persona è estroversa, più ha possibilità di sviluppare un senso dell'humor e manifestare cosi la propria intelligenza. Neanche qui troviamo qualcosa per cui poterci allegramente stupire, ma in un certo senso i due studi, come anticipato prima, si annullano a vicenda. Se sei introverso sei intelligente, no lo sei se sei estroverso. E se una persona introversa ha un momento di estroversione smette di essere intelligente o viceversa?
Senza giudicare la qualità del lavoro, perchè comunque ho troppi pochi elementi per poterlo fare, una domanda ha fatto capolino dalla mia testolina: ma non sarà che infondo, l'essere intelligenti è una caratteristica/ qualità che le persone possiedono a prescindere dall'essere introversi o estroversi?
Oltretutto queste "categorizzazioni" delle persone le ho sempre trovate oltremodo limitanti e anche un pò stupide; una persona non è solamente bianca o nera, ma con mille sfumature di colori che intercorrono tra i due estremi. E' anche ovvio che ognuno di noi ha una caratteristica di base che lo contraddistingue come la dolcezza, l'allegria o la bontà, ma è anche ovvio che a far da cornice a queste qualità di base se ne aggiungono poi altre che concorrono a completare la personalità dell'individuo e che "saltano" fuori al momento opportuno. Queste non vengono tenute in conto quando si sceglie di capire se una persona è più intelligente di un'altra?. E a questo punto, mi viene spontaneo introdurre un'altra piccola considerazione personale, frutto di osservazioni facilitate anche dai social network che, ammettiamolo, hanno sdoganato la stupidità umana come mai nessun altra cosa prima: mi riferisco a quelle persone che si vantano di avere un unico modo di porsi in tutte le situazioni, non arrivando a capire che se si tiene lo stesso comportamento in tutte le situazioni si rischia solamente di apparire più stupidi di quanto non si voglia. Chiunque abbia appunto un minimo di intelligenza sa perfettamente che ci sono modi diversi di porsi e di comportarsi che cambiano a seconda del contesto e di chi ci si trova davanti: è ovvio che in una situazione lavorativa o di colloqui di lavoro, non assumo gli stessi atteggiamenti che ho quando sono in famiglia o con amici, e anche in questi due casi i comportamenti cambiano molto. Ed infondo, credo che ognuno di noi sappia perfettamente che cambiare atteggiamento da una situazione all'altra non è segno di ipocrisia, che è ben altra cosa, ma appunto di intelligenza. Che, per quanto mi riguarda, non è deducibile solo dall'osservazione di una sola caratteristica, ma dando uno sguardo d'insieme alla persona.



Nessun commento:

Posta un commento